
C’è chi, ogni volta che si parla di traffico a Catania, comincia il rosario dei “troppi automobilisti”. Come se l’auto fosse il demonio e chi la guida un peccatore incallito. E invece no. L’auto è libertà. L’auto è autonomia. L’auto è – dati alla mano – ciò che fa girare l’economia e le persone. Solo che, a differenza di altri posti, a Catania è diventata un capro espiatorio.
Prendiamo San Marino, la regina mondiale delle quattro ruote: 1.606 auto ogni 1.000 abitanti. Sì, avete letto bene. Ogni sammarinese ha più di un’auto. E non per questo vive nel traffico. Perché? Semplice: strade progettate bene, urbanistica intelligente, e niente crociate ideologiche contro chi guida.
Lo stesso vale per Andorra (1.214 auto/1.000 ab.), Liechtenstein (1.068), Brunei (1.043). Questi microstati, che da noi vengono liquidati con sorrisetti snob, battono le nostre metropoli in qualità della vita e libertà di movimento. Nessuno si scandalizza se si preferisce il sedile riscaldato alla panchina dell’autobus.
E Catania? Con le sue circa 700 auto ogni 1.000 abitanti, ha una motorizzazione in linea con la media italiana. Eppure il traffico è un incubo. Quindi, domanda: è davvero colpa delle auto o piuttosto dell’organizzazione urbana, della segnaletica da caccia al tesoro e dei trasporti pubblici che passano solo se li preghi?
Il paradosso è questo: non ci sono troppe auto, ma troppo poco spazio dove metterle. I parcheggi scarseggiano, le strade sono strette e piene di ostacoli “creativi” (cassonetti, pali, motorini, cantieri eterni). A ciò si aggiunga un piano traffico che sembra scritto da un poeta decadente in preda all’assenzio.
E mentre altrove si investe in parcheggi multipiano e tangenziali intelligenti, qui si fanno guerre ideologiche ai SUV e si sogna un centro storico “car-free” che esiste solo nei render del Comune. Senza pensare che la città vera è fatta di lavoratori, pendolari, genitori, artigiani che senza auto non campano.
A chi dà fastidio la macchina, consigliamo: andate a vivere a Stromboli, senza strade. Qui invece servono infrastrutture, non sermoni.
Perché se San Marino può avere più auto che cittadini senza finire in coda, anche Catania può essere una città amica dell’auto, a patto che chi governa scenda in strada e guardi la realtà. Magari dal finestrino di una Panda.
Inserisci il testo della mail